martedì 16 luglio 2013

cap.III_"Docce decisive"




-EPov-

"Mi hai fatto girare un po' il cazzo, piccola superba Swan."

Sono chiuso nello spogliatoio, sdraiato nudo nel lettino, a pancia in giù, mentre aspetto il massaggiatore perché mi risolva questo dolore noioso al deltoide. 
E sono incazzato.

"Credi che io abbia bisogno di pubblicizzarmi con te? Lavoro duro anche io, cara. L'hai detto anche tu, sono un atleta. Carriera breve e intensa. Finché duro sono tra i migliori.
Come te. Né più, né meno.
E come te, mi piace scopare in giro.
Quindi dov'è il problema?"

Eppure, nella testa sento la sua voce, sexy all'inizio, timorosa quando credeva la registrassi, sconfitta e pentita alla fine. Un mix letale di sensazioni, come quel suo corpicino perfetto. 
Poche curve, quelle giuste. 
Lunghi capelli che ti accarezzano la schiena o la pancia, a seconda della posizione. 
Manine calde e morbide. 
Figa stretta e umidità al 100%.
Sto partendo. Il cazzo a mille giri, la spugna calda e morbida dell'accappatoio sotto di me.
Godo al pensiero di lei intorno a me.
Che stringe e risucchia.
Chiudo gli occhi e la mano va sotto il mio corpo. Lo stringo da farmi male. 
Non ci siamo.
Devo arrestare il processo se no rischio l'evirazione, quando arriva il massaggiatore e mi schiaccia col suo peso.
Penso alla fame nel mondo e alle tette mosce di mia zia Kate.
Sì. Così va molto meglio.
Posso farcela.

§§§

Nuovo allenamento. Nuova doccia. 
Le ho mandato il biglietto per domenica, stamattina. Fatto recapitare con un mazzo di fiori blu.
Mi ha ringraziato con un sms scialbo che neanche mia madre…
Grazie per i fiori e per il biglietto. I.
E poi silenzio. Manco una telefonatina piccola. 
Quasi quasi finisco e poi la chiamo io.
Sarà incazzata? E perché? Ero io quello incazzato, ieri.
Anche se adesso non mi ricordo di preciso perché.
Quello che ricordo bene invece è il suo profumo, e la sua pelle di seta.
La consistenza della spugna morbida e scivolosa di bagnoschiuma me la ricorda.
Parto di nuovo.
Se chiudo gli occhi, posso immaginare di averla qui tra le gambe, in ginocchio, a succhiarmi via l'anima dall'uccello...

-Esci da sta cazzo di doccia, fiorellino profumato!
Possibile che ci resti più a lungo che a sedici anni, ultimamente?

Che stracciacazzi! Ci sono quasi, Emmett non può rompere proprio adesso!

-Non ci penso nemmeno… aaahhh…sto godendo da bestia… uuuhhh…Vedo il tuo culo meraviglioso… aaahhh… e immagino di fotterti a sangue… uuuhhh…

Vengo nella mia mano, spruzzando contro le piastrelle della doccia. Chi vedo nella mia testa è lei, ma per punirlo di avermi rotto i coglioni, gli lascio credere che sognavo di lui.
Un conato mi annienta.

-Ma vaffanculo! Che schifo! Bleah! Ptuh. Sputerò fino a non avere più saliva! Mi senti, fottuto pervertito che non sei altro?

Rido come un matto, risciacquandomi veloce e chiudendo l'acqua, mentre esco dalla cabina.
Schiocco ad Emmett inferocito un bacio sulle labbra, sputando in terra subito dopo.
-Sai di sudore!

Mi sferra un pugno che schivo, e che finisce contro l'anta della doccia, facendo un fracasso infernale.

-Ti facevi una sega pensando a me?

-Ma sei scemo? Ma ti pare che sogno uno schifoso ammasso di peli e barba come te?

Continuo a ridere sguaiato, tra le risate degli altri.
Tutti danno pacche sulla schiena al povero Emmett, di tutti i colori del mondo per la rabbia.
-Cazzo, Fire. Avevo creduto che avessi cambiato sponda…

-Mai.- Faccio il saluto militare, -Fedele fino alla morte alla mia natura di mortodifiga!

-Dove si va a mangiare stasera?

Propongono dieci posti diversi, uno più schifoso dell'altro, mentre continuo a scuotere la testa.
-Oh, Principe! Solo perché oggi sei stato il più veloce e il più… come ha detto il coach? "Dimostrativo", scendi dal podio e unisciti a noi! Pizza o spaghetti?

Scuoto imperturbabile la testa.

-No? Perché no? Come no? Dove no?

Rido. "Dove no" lo diciamo quando qualcuno ha appuntamenti con donne e quindi vuole depistare i compagni.

-Scherzi? In allenamento non si può! Se ti scopre il coach…

-Mi scopre se qualcuno di voi glielo dice. E chi parla, domani in allenamento prenderà una pallonata dritta nello stomaco, chiaro?

Non ridono più tanto.

-Chi è? La giornalista che domenica ti ha fatto il culo?

-Quella è lesbica, che ci faccio?

Emmett fa gli occhi furbi. -Non dirmi che ieri al telefono…

-Assolutamente io non ti dico un cazzo di niente.

-A-ha! Beccato, cazzone rotto in culo!
Questo stronzo se la fa con un'attr…

Gli chiudo la bocca con un pugno in pancia.

-Atrea. Me la faccio con Atrea. E con questo?

-Quel cesso? Ma sembra un uomo…!

Atrea è una del servizio di vigilanza, che effettivamente ha solo vagamente le sembianze di una donna.
Ma non mi è venuto in mente altro con cui camuffare gli sproloqui dell'infame imbecille. Il cazzo mi si è rintanato nelle pieghe dei pantaloni al pensiero delle mani di quella… maschia.
Gesù, rischio di non ritrovarlo, arrotolato come una chiocciola nel guscio.
Quasi quasi do un altro pugno allo scemo.
E intanto l'intera banda ride e mi prende per il culo.

-Ridete, ridete. Non sapete che servizi col risucchio che sa fare! Mulinelli di lingua e manovre da kamasutra.

"Più che altro da samurai…"

-Ma davvero?

-E certo! E poi se mi lavoro una così, ho sesso controllato e garantito, senza intoppi, e anche il coach sarà d'accordo. 

"Se mai, vado con un uomo direttamente… Ora vomito."

-Ma davvero? Che sa fare? Dai, Fire, racconta, stronzone fottuto!

-See. Questo mica ci racconta niente. Tutte lui le trova quelle più… wow. Anche se non sembra proprio. Hai capito però, Atrea? D'ora in avanti la guarderò con occhi diversi…

-Bravo. Guardala.

"E trombamela lontano dagli occhi, se no perdo l'uso dell'uccello a vita, dallo schifo. Sono un tipo impressionabile, io…"

Mi sistemo la zazzera umida e sconvolta, appassionante con giudizio.
Lascio aperta la camicia svolazzante sulla maglietta seconda pelle, ed esco, sculettando come un frocio, sotto gli occhi divertiti di tutti.
Devo vedere la Swan. Mi sono ricordato di colpo perché ero incazzato ieri sera. La situazione necessita di una spiegazione esaustiva. Devo spiegarle bene, guardandola negli occhi, cosa può e non può pensare di me. Devo assicurarmi che capisca il mio punto di vista.
Poi se vuole anche una ripassatina veloce… O anche una lentissima...

All'uscita incoccio davvero Atrea e me la devo lavorare, se non voglio perdere culo e dignità.
-Ciao bellezza.

"In fondo sono uno stronzo fiero"

-Ciao Fire. Dove vai tutto solo?

-Incontro alla vita, gioia mia!- La abbraccio e le stampo un bacio in fronte, mentre mi spinge via, rossa in viso dalla rabbia.
-Cane in calore!

Rido e le stampo un altro bacio in testa. E' un donnone, ma comunque la supero di una buona spanna. Mingherlini tra noi non ce ne sono.
-Esci con me, tesoro?- sto tubando, come un fottuto piccione. Mi serve un alibi per uscire dallo stadio senza farmi notare dal coach, visto che stasera non ho nessuna intenzione di andare con loro né a mangiare, né tantomeno a dormire.

-Che nascondi, Fire? Ti conosco, soggetto.

-Davvero. Ho perso il pass del garage, mi fai uscire col tuo?

-Di nuovo? Ma che ne fai dei pass, tu?

-E' colpa loro. Si nascondono nel borsone e non si fanno trovare.

Mi guarda con aria scettica.

-Vuoi aiutarmi a cercarlo? Ti avviso, nel borsone ci sono calze e maglia talmente sudate e puzzolenti che potrebbero essere tranquillamente catalogate come armi di distruzione di massa.

Si porta la mano al naso e ride.
Bingo. Mi accompagna col suo pass.
Le faccio segno di farmi strada e la seguo, piegando la mano destra dietro la mia schiena per fare il dito medio a Emmett e agli altri che sento arrivare.

-Da qui in poi riesci da solo a trovare la strada di casa, cowboy?

-Visto che non vuoi accompagnarmi, solo e triste cercherò la mia via per tutta la notte, donna senza cuore,- le dico, fermo in macchina davanti alla sbarra dell'uscita, mentre aspetto che lei apra e scenda.

-Va a prendere per il culo le tue cheerleaders, Fire. Io non ci casco.

Innesto la marcia e parto, sgasando e ridendo.

§§§

-Pronto, baby?

-Ehi, campione. Stesso orario di ieri. Finito l'allenamento?

"Eh? Stamattina tutta sostenuta, adesso tutta allegra?
Attento Fire, questa è affetta da pluripersonalità."

-Sì. Ma la doccia rilassa, e adesso sento tutti i muscoli indolenziti. Avrei bisogno di un bel massaggio.

Ride gioiosa.
-Hai sbagliato numero. Qui non è la massaggiatrice.

-Ah no? Peccato. Perché invece ricordo due mani che si muovevano proprio bene su di me, spalmando e accarezzando…E poi il colore blu mi dona.

Lo saprà che il blu e il giallo sono i colori della mia squadra?
Ride più forte.
Forse sì, lo sa.
-Hai cenato, latin lover? 

-No. Ma adesso sei tu che sbagli. Lover va bene, ma di latin non ho proprio niente. Non sono quello moro. Sono quello biondo, baby… Possiamo cenare insieme?- E' la mia tattica. Non do tregua e chiacchiero moltissimo.
Le stordisco di parole e loro perdono tempo a rispondere senza accorgersi che sono sempre più vicino, finché… Zot! Sono dentro di loro.

-Va bene golden lover, dove possiamo trovarci? Tu devi andare a dormire presto.

-Golden lover mi piace. E mi troveresti facile se mi aprissi, visto che io sarei qui fuori…

Ridacchia ancora, mentre sussurra -Che bastardo…

E vorrei dirle che si sbaglia, ma forse anche no, mentre la sbarra della zona residenziale dove lei abita si alza. 
Il custode mi fa un cenno, -Forza Cowboys!
-Sempre,- rispondo, prima d'inerpicarmi per la strada privata.
Poche centinaia di metri e parcheggio sotto casa di Isabella Swan.
Una corsa sulla breve scalinata e sono davanti alla sua porta.

-Ciao, cowboy,- mi dice, con una voce che me lo fa venire duro all'istante. -Ma non saresti in periodo no, tu?

-Ho un ciclo lieve, non te ne accorgerai nemmeno, gioia.

Ride divertita.
-Credevo fossi un maschio, in realtà.

-A furia di stare in mezzo a quei manzi da due metri e oltre cento chili, ho perso cognizione di me stesso. Ho bisogno di aiuto, credo.- E così dicendo le afferro la mano e la poso sul cavallo dei miei jeans.

Non ride più, e si lecca le labbra.
La cosa mi piace. 

-Sola?- La mia voce si sovrappone alla sua che mi sta parlando, mentre tira via la mano.

-Hai sete?- Mi chiede, deglutendo, gli occhi persi nei miei. -Sì, sono sola,- aggiunge.

-Sì. Ho sete. Di te. Lasciati bere.- E mentre parlo la spingo indietro, in casa.
-Sto facendo una gran fatica a concentrarmi, baby. Da due giorni. Tutto quello che sento e vedo sono le tue mani blu che mi si spalmano addosso e i tuoi gemiti da gattina docile.

-Masen, ti prego…

-Oh, sì, adoro essere pregato.

-Davvero, Firebird, sii serio…

-Sono serissimo. Chiamami Edward. Voglio il mio nome sulle tue labbra, per molte volte. Tutta una notte e forse non basterebbe.

E poi sulle sue labbra ci sono le mie. Mordo, succhio, stringo, lecco. Non la lascio finché non sento quei suoi deliziosi gemiti che ricordavo benissimo. 
-Accarezzami, Bella. Portami di nuovo in paradiso.

Mi spinge via, le labbra gonfie e rosse come ciliegie, gli occhi accesi e lucidi.
-Prima che tu ti faccia idee strane, voglio che tu sappia che non mi sei indifferente.

Alzo un sopracciglio. -Davvero?- rido.

-Puoi solo ascoltarmi un attimo?

-Io sì. E' lui che proprio non ci sente,- le rispondo, indicandomi l'inguine, ma la lascio parlare.
Sono uno stronzo, però rispetto le donne e i loro tempi. Anche con le palle blu dalla tensione sessuale…

-Mi piaci, dicevo. Ma non sono una che scopa il primo che passa, o due o tre uomini contemporaneamente. L'altra sera ero un po'… fuori controllo, ecco. 

-Me ne sono accorto. E anche Emmett e tutti gli altri presenti al club.

Lei fa una smorfia desolata.
-Ti prego, non girare il coltello nella piaga. Non ricordo niente di ciò che è successo, Edward.

Cazzo. 
-Come niente?

-Niente. Ricordo che ballavo sul cubo e bevevo. Poi Rose mi ha passato quella stramaledetta canna e… buio completo. Fino a ieri mattina, quando mi sono svegliata col tuo amico accanto e te in salotto.

Rido. Vorrei raccontarle che ci siamo arrampicati sul lampadario e sui cornicioni fuori, proprio come i fottuti eroi del cazzo in cui ci siamo travestiti, ma poi colgo il suo sguardo, ferito e arrabbiato.
Alzo le mani.
Eccoti Firebird in modalità amico del doposbornia, baby.

-Non rido di te. Rido della situazione. Credevo di essere finalmente incappato nella donna dei miei sogni. Non solo la mia attrice preferita e il sogno proibito di ogni fottuto uomo sopra i quindici e sotto i novanta di tutta l'America. Ma anche una disinibita macchina del sesso! Invece scopro che avevi solo bevuto un po' troppo. Quindi le mie performance sono state godute e apprezzate da… una canna? Questo è decisamente frustrante per me e mio fratello.

-Fratello?

-Sempre lui,- mi indico di nuovo l'inguine.

Ride.
-Tu sei proprio matto.

-Le donne adorano la mia pazzia. Anche qualche uomo, in realtà, ma questo non mi va che si sappia in giro.
Visto che dobbiamo fare conversazione, cos'hai da bere che non sia alcolico?- sdrammatizzo.

Si avvia in cucina ed apre il frigo, senza parlare. Poi mi passa del succo d'arancia e si gira ad aprire l'anta del mobile in cerca dei bicchieri.
-Ero arrabbiato ieri, al telefono,- dico, dopo un sorso.

-Scusami. 

-Nessun problema, solo che non mi piace essere confuso con la massa. Tendo a distinguermi, ad emergere. In ogni campo ed in ogni senso.

-L'avevo capito. 

-Non mi interessa il gossip. Né mi vendo, che sia per due soldi o due miliardi. Sono un giocatore di football e sono maledettamente bravo. E' la mia priorità. Poi mi piace scopare, Isa. Ma senza secondi fini. Quindi ora sono da te solo perché voglio esserci. Perché con te sono stato bene l'altra sera.

-Non ero io. Stavi con una bottiglia a gambe.

-Allora oggi voglio provare come sei da sobria. Che ne dici?

Distoglie lo sguardo. 
Imbarazzata o timida? Mi sorprende.

-Sei talmente diretto da mettermi in difficoltà,- mi dice, e quasi sembra mi abbia letto nel pensiero.

-Mi piace essere chiaro. E vorrei lo fossi anche tu.

-Lo sono,- ma mi sembra titubante.
-Come hai fatto a sfuggire al tuo allenatore?

-Cambi discorso? Anni di allenamento. E un'amica.

-Un'amica di letto?

-No. Mi piacciono belle. E lei non lo è. 

-Crudele.

-No. Solo sincero. 

Le nostri voci si stanno abbassando. Il tono si è fatto roco e il sorriso si è spento.
-Vuoi parlare ancora o possiamo rimandare a dopo?- chiedo.

-Vuoi che andiamo a mangiare?- Finalmente mi guarda di nuovo negli occhi.

Scuoto la testa. Mi avvicino e la prendo tra le braccia, issandomela sul bacino. E' una cosina tenera e caldissima, che mi accende in un attimo.
-Sei così leggera e morbida… 

-E tu così forte e duro…

Ridacchio.
-Che abile scelta di parole, miss Swan.

Riprendo a torturarle le labbra, mentre le sue mani sono sulla mia schiena sotto a camicia e maglietta.
La adagio sul divano per sfilarmi tutta questa maledetta stoffa e lei si strappa letteralmente il vestito di dosso, poi si dirige verso la camera da letto, girandosi a guardarmi da sopra la spalla.
La seguo, nudo come mamma mi ha fatto e orgoglioso di mio fratello che sfida la legge di gravità e se ne sta    parallelo al pavimento, mentre cammino. Pare una freccia direzionale.
E infatti mi sta direzionando nel posto giusto. Dentro di lei.

-Vieni qui…- mi dice, sdraiata in una nuvola rosa di lenzuola.
Non me lo faccio certo ripetere.
Il suo letto è come lo ricordavo e ci affondo dentro, fasciato nella seta. 
Poi la attiro a me. Rotolo sopra di lei, tenendomi sui gomiti e stringendo tra le mani il suo viso.
-L'altra notte non sono andato in salotto perché mi infastidisse l'odore…- le dico mentre scivolo dentro di lei, calda ed accogliente.
Deglutisce, spalancando gli occhi al mio ingresso.
-No?- riesce a dire.
Resto fermo immobile, anche se con una certa fatica, e continuo a parlare.
-No. E' che preferisco i duetti, gioia. Emmett era di troppo. O lui o me.
-Te. Infatti sei qui.

Le chiudo la bocca con un altro bacio e finalmente inizio a muovermi dentro di lei.
Inizio lentissimo e lunghissimo, come piace a me.
Mi sfilo quasi del tutto e poi spingo lento fino in fondo, finché c'è spazio. Ma non ce n'è molto. 
E' piccola e stretta, e questo mi fa montare di più. Come un'onda di piena.
E' un fottuto Paradiso.

-Ti prego...- inizia a cantilenare, sottovoce.
-Di cosa?- fingo di non capire e continuo, alla stessa lentezza.
-Voglio di più.

Mi fermo.
-Di più? Più dentro così…- spingo forte, schiacciandola.
-O così…- rotolo sulla schiena trascinandomela sopra e allargandole le ginocchia con le mani.
Geme di piacere quando faccio roteare il bacino per riempirla meglio e farmi un po' più spazio.

-Brava. Fammi sentire quanto ti piace. Grida forte.

Mi sollevo a sedere contraendo gli addominali e lei chiude gli occhi, affondando le unghie nella carne del mio petto.
Mi piace moltissimo questa gatta dagli occhi scuri e i capelli d'ebano. 
Ha la carnagione d'avorio e liscissima e il contrasto con la mia pelle, abbronzata e dai peli scuri, è un altro eccitante per la mia vista.
Adoro la donna in ogni sua caratteristica femminile, ma Isabella Swan ha un valore aggiunto.
Grazia, forme, consistenza della pelle, odore. Tutto in lei è perfezione.
Infilo il naso tra i suoi capelli e il collo e inspiro forte. Poi lecco e soffio sulla scia della mia saliva e vedo la sua pelle riempirsi di brividi.
Amo il potere di eccitazione che possiedo.
Il mio punteggio me lo guadagno sempre.

Con le mani la stringo per i glutei e l'aiuto a muoversi su di me, sollevandola un po' per poi schiantarmela addosso.
Le piace, perché infatti grida ad ogni colpo.
Sento le sue pareti che si stringono di più, e il suo fondo pulsante, vellutato.
Non capisco come si possa giudicare il sesso uno dei piaceri della vita.
E' il piacere estremo. Niente è come il sesso.
Non c'è cibo, sport, alcool, droga, auto di lusso che tengano confronti.
Questo è IL piacere.
Sommo godimento.
E non so se riesco a resistere a lungo, nonostante la sega di poco fa.

Allargo le gambe e la spingo indietro, sdraiata. Poi la guido dai fianchi contro di me, ancora e ancora, avanti e indietro.
Le lenzuola si arricciano. I suoi capelli si aggrovigliano intorno al suo viso e alle mie caviglie.
Ha la bocca semiaperta e gli occhi chiusi, l'espressione concentrata e la fronte corrugata per lo sforzo e il piacere. Le mani sono strette intorno alle mie ginocchia.
Continuo sempre più forte, sempre più veloce, pistonandole dentro come un dieci cilindri da 3000 cm³. E lei apprezza, gemendo sempre più forte e sacramentando qua e là.
La mia gatta imprecatrice. 
Mi piace.
Insisto, col sudore che mi cola dalla fronte e sulla schiena, mentre anche la sua pelle è lucida e i fianchi dove la stringo sono arrossati.

-Ti prego… Non… resisto…- mi dice ad un certo punto.
Capisco che ha bisogno di un piccolo aiuto e tenendola ferma con una mano contro il mio bacino, mi sollevo in ginocchio e la tiro verso di me con l'altra dalla schiena, finché riesco ad avvicinare la mia bocca ad uno dei suoi capezzoli che stringo tra i denti e tiro.
Lei esplode gridando e affondando la bocca tra i miei capelli, mentre continuo a schiantarmela addosso con gli ultimi due potenti colpi.
Vengo a fiotti, lungo e denso, dentro di lei, poi mi scaravento indietro, sui cuscini, trascinandomela addosso, sudata e scarmigliata.
La mia gatta in calore.

Fatichiamo a recuperare ossigeno entrambi, quindi la sento sorridermi sul petto, il fiato spezzato che mi solletica i peli.
-Hai una bella resistenza, Firebird.
-Alleno ogni mio muscolo, cara. Sono un animale da competizione.
-Ho paura di chiederti come alleni… tuo fratello.

Rido.
-In molti modi. Ad esempio in doccia.
-Non dirmi che ti stavi masturbando mentre mi parlavi al telefono!
-No. Ieri no. Ma oggi mentre ti pensavo...

Ridiamo a lungo.
-Del resto non sarei riuscito a reggere un'ora, mia sexy bambolina…

So che devo alzarmi, andare in bagno, recuperare i vestiti, mangiare qualcosa, tornare a casa e dormire, o domani sarò distrutto e il coach mi ucciderà, ma faccio fatica a muovermi.
Chissà perché.
Ci metto una vita a decidermi. Alla fine me la sposto di dosso, semiaddormentata, le bacio una spalla e la copro col lenzuolo umido e profumato di noi. 
-Ho fame, Isa,- le sussurro.
-Ordiniamo una pizza o vuoi uscire? 
Ma lei mugugna in risposta qualcosa che non capisco.

In corridoio chiamo col cellulare il solito posto che consegna le migliori pizze a domicilio di tutta Dallas.
Poi resto a guardarla dalla porta.
-L'ho sfinita,- ghigno tra me e me.